Un Insolito Fellini

Una donna, Fellini e la Tuscia: tre elementi che andranno inaspettatamente ad intrecciarsi in un insieme di emozioni e sensazioni contrastanti e coinvolgenti. Tutto attraverso gli occhi dell’arte.
La figura della donna nel cinema felliniano è un dogma assoluto: non si può parlare del cinema di Fellini senza le donne, l’eterno altro, l’eterno intangibile, protagoniste di quella fantasia che è il suo cinema.
Anche il legame del regista e della sua produzione cinematografica con Viterbo è fondamentale. Ecco come descrive la città dei Vitelloni, in un articolo del 1959, il regista dei sogni: “e proprio in una di queste scorribande mi imbattei in Viterbo, che per me significava il ritorno alla provincia: le sue strade con la gente che cammina nell’aria intorpidita anche quando c’è ombra, i negozi che espongono verso le vetrine oggetti e cose che non si trovano più in città, quell’aperto oziare che non è mai vuoto, è sempre pieno di echi dolcissimi, quel senso della città antichissima, borghese e aristocratica, così misteriosamente italiana…”.
A Viterbo la figura della donna ha una specifica rilevanza: qui in un masso rotondo di peperino è incastonata una lapide di travertino che ricorda un episodio della rappresaglia tedesca contro inermi cittadini. In quel luogo, l’8 giugno 1944, vennero trucidati 3 persone. Due erano uomini: di loro la lapide porta il nome. La terza era una donna, “una donna – dice la lapide – rimasta sconosciuta”. Nessuno ha mai saputo chi fosse quella donna; nessuno l’ha pianta come donna individualmente amata. Di lei è certo soltanto l’epilogo tragico dell’esistenza. Un epilogo analogo a quello di migliaia di donne rimaste sconosciute.


In merito a quanto detto, Auser Viterbo con la partecipazione di Auser Nazionale, Regione Lazio, Provincia di Viterbo, Biblioteca Consorziale di Viterbo, la Cineteca di Bologna, l’Associazione Premio Centro e Tuscia Project sta organizzando un evento di portata nazionale: “Un insolito Fellini: una donna sconosciuta a Viterbo”, una mostra d’arte contemporanea nazionale.
L’evento proposto rafforza il legame tra Viterbo e Fellini. Il maestro, già nel 1970/1971, lavorava ad una sceneggiatura inedita “Una donna sconosciuta”. Si vuole far sì che quanti prenderanno parte all’esposizione si avvicinino alla figura felliniana – eccessiva, mutevole, sfuggente e al tempo stesso mitizzata – attraverso un occhio nuovo. E qual è il modo per accostarsi ad una figura prorompente come Fellini? Rappresentare ed esaltare la donna in tutto il suo essere attraverso la pittura, la scultura e la fotografia.
Tutte le opere della mostra, che ha dimensione nazionale, avranno al centro le donne (musa ispiratrice, presenza angelica o tentatrice, entità misteriosa che si interroga sulla propria identità). La mostra nasce per rendere omaggio ad una delle figure più rilevanti del 900. Ma vuole anche dar luce a quella figura artistica di donna nuova costantemente in bilico tra il suo essere ninfa gentile e seduttrice crudele, salvatrice o dannazione incarnata, fonte di forza ctonia eppure celestiale, delle cui manifestazioni alterne l’arte è da sempre vivida testimone e a tratti ispirazione.